Del prima, del durante e del dopo

Son qui che scrivo, col rumore della centrifuga della mia lavatrice esausta che tenta disperatamente di eliminare almeno una parte dell’acqua dai panni che la riempiono in maniera esagerata, mio figlio Carlo che da dietro una porta fa una video chiamata, mia figlia Alice che da dietro un’altra porta segue una lezione della Bicocca via web, Marco che ascolta i Pink Floyd mentre taglia le zucchine, e nonostante i suoni che arrivano contemporaneamente alle mie orecchie, tento disperatamente di trovare un po’ di concentrazione.

Non è tanto lo spazio fisico che manca, ma uno spazio di silenzio, quello sì, lo sogno la notte. Il mio ambiente è acusticamente, abbastanza continuamente, sovraffollato.

Premettendo che so di essere fortunata, nata dalla parte “giusta” del pianeta, con un tetto sulla testa due gatti e una famiglia che amo, e che ringrazio la vita ogni mattina al mio risveglio, vorrei dire due parole su quello che mi si agita nella mente e nel cuore.

Perché sì, è vero che il ritmo del prima era disumano, che correvo disperatamente dalla mattina alla sera, facendo a volte tre laboratori, uno speaker e una narrazione in un giorno, sfrecciando sul mio eroico scooter che si tiene in piedi per miracolo da una parte all’altra della città, carica di libri strumenti e costumi per i più piccoli, passando dalle medie alle materne agli adulti di sera, e infilandoci dentro pure una lettura e magari un po’ di spesa, facendo i tripli salti carpiati comunque per arrivare a fine mese e non riuscendoci nemmeno tanto bene… Però ero così felice di essere riuscita a costruire tutto questo con il mio lavoro… così felice che la gioia, veramente, mi aiutava a superare la fatica.

… un pomeriggio bello, con BluGiallo alla Libreria Erickson.

Parliamo ora del durante, che è il presente… a parte la tristezza e lo sgomento per quello che sta succedendo a tante persone su tutta la faccia della terra, sto cercando di farmela prendere “a bene”, come direbbe mia figlia, di vivere al meglio la situazione cercando di accoglierne gli aspetti positivi… E giuro faccio tutto quello che posso… tanto che alla fine riesco ad andare “di corsa” anche così, e insomma vi assicuro io non ce l’ho questa percezione di “tempo libero”, probabilmente perché la mia mente è troppo occupata, semplicemente. Perché se è vero che dobbiamo vivere il presente, uno se lo dovrà pur porre il problema del dopo, no? Come si fa a stare così, in qualche modo sereni, senza nessuna certezza del futuro, qualcuno me lo sa spiegare?

Perché qui non è tanto questione di “quando si riapre”… tante persone come me, che vivono di teatro senza essere famose neanche un po’, che faticosamente andavano avanti con passione e determinazione, un passetto alla volta come le formiche, nutrendosi del senso che vedevano nel proprio lavoro, mantenendosi costantemente economicamente in bilico, hanno ora la sensazione di cadere in un precipizio di cui non si intravede il fondo, senza nessuna rete di sicurezza lungo la traiettoria, punto. Perché si faceva già tanta fatica prima, a trovare uno spazio, ad entrare nelle scuole per esempio, a far conoscere il proprio lavoro, a superare quelle quattromila barriere che ti trovavi davanti… e figurati dopo, quando finalmente potremo di nuovo entrare in contatto coi nostri simili, con la situazione che ci sarà.

E a questo punto non è solo che non sai cosa farai e come potrai sopravvivere, è proprio che non sai neanche più chi sei e che senso hai… qual è la tua funzione su questo pianeta, ecco.

E adesso perdonate lo sfogo, oggi va così.

Filastrocche sulla scuola del futuro

Qui un’altra delle pillole di gioia prodotte da La città di Isaura. Si parla di scuola, un argomento a me molto caro.

Sabrina Giarratana ho iniziato a conoscerla qualche anno fa, quando un caro amico mi ha regalato alcuni suoi libri per il mio compleanno. Sapeva che tenevo spesso laboratori narrativi per bambini di diverse età, ed ero sempre a caccia di albi illustrati in biblioteca. Così mi trovai ad aprire un pacchetto che conteneva Piccole Conte, con le illustrazioni di Francesca Assirelli, Conte incantate, con le illustrazioni di Paolo Domeniconi e il CD di Blue Penguin, editati da Fatatrac, e Poesie di luce, illustrato da Sonia Maria Luce Possentini, di Motta Junior.

Il regalo fu molto apprezzato, anche se erano cose di un genere molto diverso da quelle che utilizzavo nei miei laboratori, spesso dedicati, soprattutto in quel periodo, anche a bambini piccolissimi.

Qualche tempo dopo sono stata invitata a partecipare ad un incontro di aggiornamento e formazione tenuto da Gabriella Armando, fondatrice di Nuove Edizioni Romane, alla Biblioteca Centrale Ragazzi: “Poesia ai bambini”.

In quell’occasione ho scoperto anche Filascuola, di Nuove Edizioni Romane. L’incontro è stato così stimolante che in effetti ho iniziato ad usare con maggior frequenza poesie e filastrocche durante letture e laboratori, con gran soddisfazione. In particolare con Piccole Conte e Conte Incantate mi divertivo a chiedere ai bambini quale conta volevano leggere a seconda dell’argomento, cosa che suscitava sempre grande entusiasmo. L’idea di conta, così familiare ai bambini, la musicalità delle rime, le suggestive illustrazioni… Insomma ho trovato in questi libri strumenti molto efficaci per lavorare sulla bellezza, sulla gentilezza e sul senso della meraviglia.

Ultimamente mi è capitato di condurre alcuni incontri online con dei bambini di una scuola materna, il tentativo era quello di leggere degli albi illustrati e proporre dei giochi sulle storie, che i piccoli ascoltatori potessero poi continuare a sviluppare anche dopo l’incontro. Devo dire che sono rimasta piacevolmente stupita da ciò che siamo riusciti a fare, anche in questa strana modalità… Tuffandoci nelle storie ci siamo trasformati in pirati con travestimenti improvvisati, abbiamo volato su una scopa, suonato formando una piccola rumorosissima orchestra! Prima di salutarci tiravo fuori questi libri preziosi, Piccole conte e Conte incantate, e dopo qualche incontro erano i bambini a chiedermelo, indicandomi anche le conte preferite… “ci leggi la Conta delle carezze? e anche quella delle rughe!” Ed era bellissimo vederli mentre ascoltavano attenti, bevendo le parole e le rime, gustandone il ritmo. Conservo un ricordo molto dolce di questa esperienza.

Il raggio in tasca

Raggi di luce nel cielo in burrasca

Corre un bambino baciato dal vento

Corre e nasconde il suo raggio in tasca

La luce è forte e lui ride contento

Pensa in segreto di essere solo

Ladro di raggio rubati nel volo

Ride una nonna che gli passa accanto

Di tutti i raggi lei conosce il canto

Ha gli occhi grigi del cielo in burrasca

Ride e nasconde il suo raggio in tasca.

… per darvi un’idea di cos’è Poesie di luce un altro libro di Sabrina Giarratana che trovo pieno di bellezza, profondo e necessario, ora più che mai.

Anche le filastrocche di Filascuola sembrano particolarmente adatte a questo momento, in cui abbiamo tanto bisogno di immaginare un futuro. Leggendo le rime semplici e così necessarie di questo libro ho trovato anch’io un po’ di conforto.

Non vedo l’ora di tuffarmi nella lettura degli altri libri di Sabrina Giarratana, vi invito ad esplorare il suo sito, in cui potrete scoprire diverse e interessanti altre sue pubblicazioni!

Pillole di gioia – La città di Isaura

Va bene non è facile, diciamolo. Non è facile avere quel po’ di serenità che ti consenta di godertelo, questo tempo a casa, di impiegarlo bene, di utilizzare la convivenza forzata (quando fortunatamente c’è) per guardarsi nuovamente, con calma, negli occhi… o di approfittare per occuparsi di quelle cose che rimandiamo da anni. Perché la testa è altrove, appesantita da ben altre questioni ed è difficile concentrarsi su qualcosa, i pensieri corrono troppo veloci, si dorme male e poco, anche senza la sveglia che suona.

E poi un giorno arriva lui, Luciano Minerva, che mi chiama e mi parla con passione di questa idea delle pillole di gioia, che trovo splendida. In questi giorni così difficili proviamo a pensare a una “medicina per l’anima”… e io, onorata della richiesta, entro felicemente a far parte della squadra che Luciano in pochissimi giorni è riuscito a tirare su per portare avanti questo progetto.

Così vi metto qui lo scaffale dove potete trovare tutte le pillole, queste piccole dosi di gioia quotidiane.

E lo scaffale è in un posto che si chiama La città di Isaura dove, udite udite, si può ancora circolare liberamente!

Ascolto e narrazione alla Mario Lodi

“Galvano e l’orrenda dama” è una delle storie che ho raccontato nel primo incontro.

Mi fa piacere raccontarvi un’esperienza fatta quest’inverno per me particolarmente positiva.
L’idea di questo progetto è nata l’anno scorso, quando alcuni professori della Mario Lodi, dopo aver assistito al mio spettacolo di narrazione “Chichibio, la monaca e l’orrenda dama”, rimasti colpiti dalla qualità dell’attenzione che otto classi di dodicenni mi avevano dedicato, mi chiesero, tramite la referente ai progetti, la mia amica Lucilla Celletti, di proporre un lavoro sull’ascolto.

Mi è sembrato dunque interessante pensare un percorso nel quale i ragazzi avessero la possibilità di sperimentare l’ascolto ponendosi da entrambe le parti: prima da quella appunto di chi ascolta qualcuno che racconta, poi dalla parte di chi narra, e deve a sua volta farsi ascoltare (e al medesimo tempo ascoltare il suo pubblico).

Mi premeva inoltre che fossero i ragazzi stessi a creare il loro racconto, perché recuperassero un rapporto con la scrittura vissuta come strumento di espressione di sé, e perché fossero completamente liberi di scegliere cosa raccontare.

Hanno aderito nove classi, otto prime e una seconda media, con le quali ho condotto cinque incontri di due ore ciascuno.

… la foto è dell’anno scorso perché non ne ho nemmeno una di quest’anno (d’altronde non c’era Lucilla) ma rende comunque!

Un brevissimo accenno a come si è articolato il laboratorio: ho iniziato raccontando in classe due storie molto diverse, abbiamo individuato alcuni elementi importanti che avevano determinato l’ascolto dei ragazzi e ragionato sull’ascolto in generale e sul potere delle storie. Ho chiesto loro di scrivere un proprio breve racconto. Abbiamo quindi lavorato in teatro per rendere i ragazzi più consapevoli delle proprie potenzialità espressive. Nel terzo incontro i ragazzi hanno portato i loro racconti e insieme agli insegnanti abbiamo suggerito delle modifiche per farli evolvere nella direzione di una narrazione, nel quarto siamo passati dallo scritto al racconto orale,  e ognuno ha provato a narrare la sua storia davanti alla classe, nell’ultimo incontro seduti in cerchio, in teatro, ognuno ha raccontato agli altri la sua storia.

Devo dire che in questa scuola si respira proprio una bella aria, ed è stato davvero piacevole girare per i corridoi e trovare sempre qualche ragazzino che ti salutava, anche solo con uno sguardo sorridente!

Mi sono sentita ben accolta da tutti gli insegnanti, che hanno sostenuto il mio lavoro seguendo i ragazzi nella stesura dei racconti e accordandomi spazio.
Per me è stata un’esperienza davvero importante. Ogni classe ha reagito in modo diverso, ma sono uscite fuori cose sempre interessanti, e abbiamo vissuto insieme momenti intensi ed emozionanti.
Credo di essere riuscita a creare, insieme a insegnanti ed alunni, uno spazio di condivisione nell’ascolto che ha permesso ai ragazzi di mostrarsi in maniera autentica, di raccontare e raccontarsi, superando quasi sempre la timidezza, imparando a conoscere i propri compagni e ad ascoltarli sospendendo il giudizio, accogliendoli per quello che sono.
E a me sembra un piccolo miracolo.

Canti e storie d’amore e di radici-immagini

Non è facile descrivere a parole quello che è successo il 10 gennaio alla Casa Della Pace… l’accoglienza delle persone e del luogo, la qualità dell’ascolto, la risposta del pubblico, l’energia che si è creata…

a volte le  immagini sanno raccontare meglio…

Questo slideshow richiede JavaScript.

Con Antonia D’Amore e Roberto Dogustan in alcuni momenti dello spettacolo!

Gli scatti sono di Alice Pellegrinotti.

Il laboratorio alla scuola media Mario Lodi

Questa volta la mia esperienza è stata arricchita dalla collaborazione con la Prof.ssa Lucilla Celletti.

Abbiamo lavorato con due classi, una prima e una seconda. Siamo partite, come programmato, dalla mia lettura delle opere scelte (Storia di uno schiaccianoci di Alexandre Dumas e due novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio nel testo originale). Abbiamo iniziato così a parlare di ascolto e a porre la nostra attenzione sullo scambio che avviene tra chi legge e il suo pubblico.

Abbiamo lavorato sulla comprensione dei testi cercando, soprattutto attraverso le stimolanti domande di Lucilla, di trovare insieme ai ragazzi gli aspetti ancora attuali… di riportare alcuni elementi delle storie in un contesto che potesse essere a loro più familiare, di fare alcune riflessioni sul linguaggio e sul significato delle diverse opere.

Nel terzo incontro ci siamo concentrati sul nostro strumento principale: la voce. Nella fase di riscaldamento abbiamo praticato alcuni esercizi di Taiji, utili per sciogliere le tensioni e raggiungere una condizione di rilassamento che facilitasse l’emissione vocale. Attraverso esercizi di gruppo nello spazio abbiamo utilizzato il movimento del corpo per trovare nuove strade, nuove possibilità di usare la voce in maniera espressiva, cercando di connetterla alla nostra emotività, alla nostra immaginazione, nell’ascolto delle potenzialità di ciascuno.

Le foto sono di Lucilla.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nelle pause tra i nostri incontri Lucilla divideva il materiale tra i diversi gruppi e conduceva, in ogni classe, il lavoro sulla scrittura creativa.

Dal quarto incontro Lucilla ed io abbiamo iniziato a capire, insieme ai ragazzi, se il prodotto del loro lavoro era adatto ad essere letto e ascoltato… in alcuni punti dei racconti abbiamo proposto delle modifiche.

Nel quinto incontro, dopo aver rivisto tutti gli aspetti più importanti di cui tenere conto quando si legge, e aver ripassato soprattutto la prima regola  (divertirsi!), abbiamo lavorato sulla lettura di ciascuno e impostato la lettura corale finale, in cui il racconto passava di voce in voce.

Sono entusiasta di tutto il percorso. È stato per me estremamente nutriente lavorare accanto alla Prof.ssa Lucilla Celletti, mi sento fortunata ad aver collaborato con lei in uno scambio continuo, affascinata dal suo metodo e dalla sua relazione con i ragazzi!

Il 30 maggio c’è stata la lettura finale davanti ai genitori. I ragazzi erano emozionati e allo stesso tempo molto presenti. Alcuni, con mia grande sorpresa, hanno deciso di imparare la loro parte di testo a memoria e di guardare negli occhi chi li ascoltava.

Laboratorio di lettura espressiva al Virgilio

 

Stamattina ho finito. Le ultime due ore del Laboratorio di lettura espressiva al Virgilio.

L’idea è nata l’anno scorso dall’incontro con il professore Carlo Albarello. Coordinatore dell’Atlante letterario del Novecento italiano, il professore Albarello stava facendo con i suoi studenti un interessante lavoro sulla scrittura, e io sono intervenuta con una lezione di tre ore sulla lettura ad alta voce.

La classe ha reagito così bene che quest’anno la proposta è stata estesa  a tutte le prime.

Ho lavorato con nove classi, sette prime e due seconde, per un totale di novanta ore di laboratorio.

E non ho neanche una foto, confesso, quindi questo resoconto  è un po’ così… ve lo propongo disadorno, ma avevo proprio voglia di scrivere due righe.

Cinque incontri per ogni classe. Abbiamo parlato di ciò che è importante quando si legge ad alta voce, cercando di capire qual era, per ogni alunno, il punto di partenza. Abbiamo lavorato sul corpo e sulla voce per esplorare nuove strade, scoprire altri modi di vivere e percepire la nostra vocalità. Utilizzando  testi diversi a seconda delle classi, abbiamo provato a crescere nella consapevolezza dei nostri strumenti e nell’ascolto, per realizzare infine una lettura corale, condivisa, in cui il racconto passava di voce in voce.

È stata un’esperienza intensa, ricca, un percorso a volte tortuoso e un po’ in salita, a volte sorprendentemente semplice, comunque molto coinvolgente. Davvero interessante vedere la reazione diversa di ogni classe alle stesse proposte. Ci sono stati momenti in cui a prevalere erano i dubbi, altri, più incoraggianti, che sembravano confermarmi che la direzione fosse giusta. Alla fine la sensazione di aver comunque raccolto, anche dove sembrava più difficile. Di aver smosso il terreno, seminato qualcosa, lavorando sull’ascolto, nel rispetto dello stile di ciascuno. Mi sono emozionata nel sentire le letture finali, i colori delle tante voci, così diverse da come erano all’inizio.

Ad ogni ultimo incontro lo spazio per uno scambio… un parere sul lavoro fatto insieme. È difficile far parlare i ragazzi di quest’età, sono timidi e sempre un po’ timorosi nell’esporsi, ma è davvero tanto quello che mi è tornato indietro. E oggi un bellissimo regalo: “Secondo me questa esperienza ci ha fatto scoprire delle cose nuove su di noi”, mi ha detto un ragazzo. Non so, posso dirlo che sono felice?

Canti e storie… dall’inizio

Eccomi qui, per raccontavi un po’ come è partito questo nuovo progetto.

Ho rivisto Antonia dopo tanto tempo e ci siamo rese conto che in quel momento avevamo entrambe un’urgenza, quella di raccontare.

Iniziamo a vederci, a provare, a mettere insieme…

nasce così la nostra prima serata di Storie, che si muove intorno ad atmosfere medievali.

Sentiamo però l’esigenza di avere limiti temporali meno precisi… un filo più sottile che leghi tra loro i nostri pezzi.

Arriviamo così a Canti e storie d’amore e di radici.

Due set di circa trenta minuti, con uno spazio in mezzo per prendersi un altro bicchiere, farsi una chiacchiera, sorridere a un vicino.

Racconti suonati, cantati e narrati si alternano…

La voce di Antonia D’Amore è una carezza per l’anima… dovete sentirla!

Allora, vi è venuta un po’ di curiosità?

Vi terremo aggiornati sulle prossime date!

Al MAXXI per “Come si leggono i libri?”

Quest’anno, il 28 febbraio al MAXXI, invitata dal Prof. Carlo Albarello, ho avuto il piacere di partecipare all’incontro “Come si leggono i libri?” organizzato dall’Atlante Digitale del Novecento letterario, in collaborazione con Cepel, Emons editore, l’Associazione degli Italianisti, l’Università La Sapienza di Roma, con la partnership di Rai Letteratura, conducendo uno dei Laboratori sulla Lettura espressiva con studenti aderenti alla rete dell’Atlante Digitale del Novecento Letterario.

Qui un bell’articolo sull’evento con diverse interessanti video interviste.

LA FESTA DI ROMA alla Biblioteca Centrale Ragazzi

Quest’anno, come Associazione Segnavento, abbiamo organizzato per le Biblioteche di Roma la Festa di Roma che si è tenuta il primo gennaio alla Biblioteca Centrale Ragazzi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Letture, narrazioni, artisti di strada, mostre… con me e Laura Fasciolo, in questa bella esperienza, Laura Pece e Stefano Greco, dei  Teatri della Viscosa,    Rosaria Marracino, Giulia Paggiaro, Carla Taglietti, Alessandro Terzo.